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A CHE GIOCO GIOCHIAMO?

06/02/2015

Da molti anni la nostra Scuola si occupa di formazione nell’ambito della Medicina generale, con lo scopo dichiarato di soddisfare il desiderio di conoscenza scientifica, organizzativa e gestionale da parte dei Medici di Famiglia, la cui stragrande maggioranza ha iniziato in giovane età (ed inizia in questi anni per i più giovani di noi) il cammino nella medicina generale con la principale motivazione idealistica di “curare” le persone malate, quelle più deboli e che più hanno bisogno di attenzioni, di competenza e di disponibilità.
Ma gli ideali da soli non bastano, devono essere sostenuti dalla volontà di chi gestisce la cosa pubblica o dall’appoggio di chi, come l’industria farmaceutica, ha i propri interessi economici nella gestione della salute, perché, ai nostri giorni come non mai, è necessario far fronte ai costi di un’assistenza primaria che sia agile e capace di dare risposte qualificate ed esaustive alle necessità dei malati, evitando loro le peregrinazioni tra le varie strutture sanitarie e le relative attese spesso insopportabili che tutti noi conosciamo.
Per raggiungere questi obiettivi, che spesso vengono fatti apparire a torto come utopistici, le nostre associazioni sindacali (non tutte ahimè!) hanno lottato in passato per ottenere le forme associative in medicina generale, la disponibilità di personale di studio, l’allargamento degli orari di visita ed in parte (e contro enormi difficoltà e resistenze) ci sono riuscite.  Il cammino è sicuramente ancora lungo e tortuoso, ma se da un lato possiamo confermare l’interesse e la piena disponibilità dei medici di medicina generale che frequentano i nostri corsi ad affrontare il percorso dell’assistenza “globale” all’assistito nell’ambito delle mura dei loro ambulatori (quindi comprendendo la prevenzione, la diagnostica e la specialistica), dall’altro dobbiamo prendere atto dello scarso appoggio in questo senso della parte pubblica.
Per ultimo la recente intesa tra Federfarma e GSK per nuovi servizi  ai pazienti (in farmacia!) ci lascia attoniti e ci spinge a pensare che le risorse in fondo si possono trovare e che invece è la volontà di investire nella medicina generale che manca. Prima di consigliare ai nostri giovani che si iscrivono alla facoltà di Medicina e che in seguito  potrebbero frequentare i nostri eventi formativi, di cambiare facoltà o di emigrare all’estero, vogliamo che salga il nostro grido di dolore e che questo venga recepito nelle sedi istituzionali ministeriali e regionali, nelle sale di comando delle industrie farmaceutiche e nell’opinione pubblica: i medici di medicina generale hanno la volontà, la disponibilità e le capacità per affrontare la costruzione di una medicina a misura di paziente, le “controparti” al contrario utilizzano le risorse economiche in altri modi ed in altre direzioni: a che gioco giochiamo?
 
Roberto Palmieri
Presidente SIFMed